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Referendum 2016. Forse che Si, forse che No

Oggi,  finalmente si vota per il tanto atteso referendum costituzionale. Tutti coloro che andranno alle urne potranno esprimere il loro parere sul «Si» o sul «No» sulla scheda che ci verrà consegnata prima di entrare nella cabina elettorale.

È ovvio che non starò qui a discutere se è meglio votare «Si» o votare «No», oppure annullare la scheda, o votare scheda bianca, o non votare affatto. Né tanto meno ho intenzione di convincere nessuno su come esprimersi. Questo è stato l’argomento principe dell’intera campagna referendaria, chi l’ha seguita avrà certamente avuto modo di farsi un’idea precisa di come esprimersi ed in che modo.

Certo è che, come ogni campagna elettorale o referendaria, in questo ultimo periodo siamo stati bombardati di informazioni; alcune vere, alcune false, alcune così-così. Come al solito, le campagne elettorali sono ormai diventate il terreno di lotta furibonda tra le parti avverse, che sfruttano questi eventi quasi esclusivamente per il proprio “regolamento di conti” politico. Troppo spesso ho sentito dire: “Io voto così o cosà, per mandare a casa tizio”. Più spesso sento dire: “Io voto cosà o così, perché ho sempre votato in questo modo e resto fedele alla mia idea”. Altre volte: “Che palle! Tocca di nuovo andare a votare…”

Mi Dio, che orrore! Credo sia il caso che ci fermassimo un momento a riflettere: il voto è qualcosa di troppo serio ed importante, per essere liquidato in modo così sbrigativo e grossolano. Se non ricordo male, c’è stato un tempo (neanche tanto tempo fa) in cui a nessuno era concesso esprimere la propria opinione, né ti veniva chiesta; ed anche ai discorsi del leader di turno ci dovevi andare obtorto collo; non potevi scegliere: a piazza Venezia, se mancavi l’appuntamento con l’omino affacciato al balcone, rischiavi di passare un brutto quarto d’ora, e non solo. Questo dovrebbe farci riflettere.

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Ma la riflessione è una pratica preziosa della quale che si sta lentamente perdendo memoria, o peggio ancora, la si sta delegando ad altri. In fin dei conti, i media ci sottopongono quotidianamente ad una sorta di anestesia totale della capacità critica individuale attraverso il continuo lavaggio del cervello praticato con tecniche alquanto affini ad un trattamento omeopatico. D’altra parte, i manuali di marketing sono stracolmi di tecniche di questo tipo e chi tira i fili di questo genere di eventi sa benissimo come utilizzare e mettere a frutto questi strumenti.

Orbene. Fra qualche ora si chiuderanno le urne; prepariamoci quindi alla ridda dei numeri e di proiezioni statistiche che ci verranno propinate per almeno le prossime 24-48 ore in tutte le salse e su tutti i canali di informazione; TV, giornali, internet e quant’altro. Ma queste sì, che se vogliamo ce le possiamo risparmiare!

In conclusione, non so ancora come andrà a finire (le urne non si sono ancora chiuse), ma una cosa è certa: l’unico vincitore è la Democrazia!

 

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