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La politica e i Social Networks

La politica ha cambiato pelle; oggi non esistono più le vecchie e noiose Tribune Politiche, tanto care ad Ugo Zatterin. Tutto va alla velocità dl web e più in particolare alla velocità dei social networks. Con le nostre connessioni internet sempre più veloci, abbiamo la possibilità di indagare in tempo reale su ciò che accade nelle stanze della politica (alcuni forse userebbero l’espressione: Nelle sacre stanze del Potere). Tutti presi dalla frenesia di conoscere, nel più breve tempo possibile, cosa sta accadendo. Come in preda ad un insano voyeurismo che ci spinge morbosamente a scrutare la politica dal buco della serratura virtuale.

Insomma, è cambiato il modo di fare politica e soprattutto è cambiato il modo di interpretarla; molti si limitano a fruire le informazioni senza stare tanto a riflettere sul mero contenuto; tanto che molti affermano che basta scorrere i titoli di qualsiasi giornale (sia di carta che nel web) per dire di essere “informato”; mentre altri, si addentrano di più per cercare di coglierne appieno il messaggio.

Vediamo di capirci qualcosa.

La Politica alla Velocità del Web

Che si parli di web o di social networks (che sempre nel web abitano) non sposta di molto il problema; l’informazione viene propinata comunque distorta, addomesticata e modellata secondo la provenienza, di questo o quello schieramento politico. Ma fin qui ci può anche stare, in fondo non è tanto diverso da quello che succedeva nell’era pre-web. In un’era, nella quale erano i giornali ad adottare le stesse strategie nei confronti della politica.

Ciò che però considero spaventoso, è il pochissimo tempo che separa la notizia politica dalla reazione della platea del web. È evidente che la “notizia”, in così poco tempo, non può essere né decifrata né assimilata. A leggere le risposte sulle pagine Facebook o Twitter o Google-Plus, si direbbe che la maggior parte degli abitanti dei social networks risponde di istinto.

Anche se a leggere bene tra le righe si ha la chiara sensazione che molte risposte o commenti sono lì per occupare lo slot dei commenti, indipendentemente dal contenuto.

Esserci! Perché se commenti con un tuo post, allora esisti. Se non commenti non esisti nel web, e se non esisti nel web, non esisti in assoluto

Spesso gli esponenti politici si affrettano a lanciare il proprio Tweet o il proprio post di Facebook, per essere i primi; per far vedere che “stanno sul pezzo” e sono sempre attivi e vigili su quello che succede.

Le Regole del Web

Questa sembra essere la regola assoluta dalla quale sembra non sia possibile derogare. Esserci, ed aggiungerei, Esserci “nel più breve tempo possibile”. Il commento deve occupare il suo posto in bella vista. Quasi fosse un soldatino inviato in uno speciale avamposto ad occupare il territorio nemico, sventolando la sua bandierina fatta di Like.

L’unica cosa che conta è essere presenti “subito”.

E poco importa se il commento di chi risponde è spesso del tutto fuori tema o utile solo a dimostrare che l’autore è arrabbiato con il mondo intero. Oppure usa quello spazio per vomitare la sua rabbia sulla prima bacheca disponibile. L’importante è esserci!

La frenesia dell’Esserci ovviamente non è limitata ai social networks. Non abbastanza satolli di post, tweet, feed e quant’altro, i signori della politica mettono in campo anche dell’artiglieria pesante; quella dei siti web, che aumenta non di poco la “presenza” e la possibilità di “trasmettere”

La Frenesia e i Nuovi Mostri

Tutta questa frenesia dell’Esserci, però, sembra stia generando dei veri e propri mostri. Da una parte ci sono i proprietari dei siti web che propongono titoloni a caratteri enormi con colori attraenti e con grafica be studiata. Questi sono ben contenti dei numerosi Like e delle innumerevoli visite ai loro articoli, in quanto, questo genera implicitamente visibilità sul web, oltre a succulenti introiti pubblicitari.

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Dall’altra parte ci sono invece i visitatori. Molteplici categorie di persone (gente comune, impiegati, disoccupati e quant’altro) i quali, per come sono state sapientemente proposte le notizie, abboccano inconsapevolmente all’amo facendo (altrettanto inconsapevolmente) il gioco dei primi.

Poco importa se le notizie sono vere oppure no. L’importante è attirare visitatori, orchestrando con astuzia e destrezza tutti i mezzi tecnologici a disposizione insieme alle più sofisticate tecniche di marketing.

La Democrazia Diretta Digitale

Si, è vero; c’è stato un tempo in cui ci abbiamo creduto in molti, me compreso. Probabilmente per inesperienza e per via del fatto che non abbiamo tenuto conto di alcuni fattori cruciali introdotti dai nuovi strumenti tecnologici. Ma non posso non menzionare il post di Paolo Attivissimo su La pericolosa illusione della democrazia diretta digitale, la  la cui lettura mi ha indotto una riflessione molto profonda sul modo in cui l’informazione ci viene proposta (azzarderei: inoculata).

Mi permetto di suggerirne la lettura, non tanto perché io sia un fan di Paolo (il “topone”), piuttosto perché credo sia utile ad una migliore comprensione della faccenda. Soprattutto, di cosa potrebbe potenzialmente implicare la Democrazia Diretta, in senso stretto.

Le sue radici televisivamente storiche

Molti di noi ricorderanno certamente il Beppe Grillo degli anni ’90; il periodo in cui passava per “televisivamente pericoloso”. Tanto che la RAI acconsentì all’epoca la messa in onda di un suo programma in prima serata, declinando ogni responsabilità.

A quel tempo, non c’era il web (o non era come lo intendiamo oggi). Quell’evento seguiva, anche se di qualche anno, l’altro programma televisivo Te la do io l’America, molto seguito dal pubblico televisivo.

Lì venivano trattati molti degli argomenti tanto cari a coloro che vogliono attirare pubblico. Soprattutto cari ad un pubblico che, seduto in poltrona, aspettava bramoso di sentirsi propinare proprio quegli argomenti e soprattutto, proprio in quel modo. Non ci eravamo ancora accorti di avere davanti un bravo venditore di parole o poco più.

La sua trasformazione in “Marketing”

Certo è che, in quegli anni poteva anche andare bene così, poteva essere utile per risvegliare qualche coscienza sopita. Oggi in tutta franchezza non credo vada più bene. Soprattutto perché il medesimo venditore, oggi è salito sul carro della politica. E cosa peggiore, utilizza i medesimi meccanismi da venditore per propinarci (forse convincerci) che il potere va dato al Popolo con la Democrazia Diretta.

Un momento! Se non ricordo male anche in Russia  nel 1917 non andò in modo troppo differente; e mi pare di ricordare piuttosto bene cosa accadde da lì in poi.

Il problema di Scala e la Visione “Locale”

Tutte le cose (idee, mode o abitudini che siano) hanno il valore che hanno, il loro valore intrinseco; ovvero quello che noi attribuiamo loro, fintanto che non vengono “dilatate” troppo. In altre parole, esse mantengono il loro insieme di valori coerenti solo se non si supera la cosiddetta Massa Critica; superata la quale esse perdono irrimediabilmente il loro valore intrinseco originale.

Tanto per fare un esempio, sarebbe come dire:

Ieri avevo un leggero mal di testa, ho preso un’aspirina, e mi è passato; oggi ho un’emicrania da rinoceronte impazzito, quindi se ne prendo 10, magari …

Non sono io a dirlo, ma credo che non è proprio così che funzioni. Non si può superare la Massa Critica di Acido Aetilsalicilico (ASA), altrimenti subentrano altri fattori che, in taluni casi, peggiorano il quadro generale, fino a che questo venga a trovarsi in un contesto del tutto diverso. Allo stesso modo, se è vero che una dose adeguata di Democrazia Digitale può certamente migliorare i rapporti tra il cittadino ed il popolo del Parlamento; è anche vero però che una dose eccessiva potrebbe indurre il cittadino ad illudersi di poter avere in mano lo scettro del potere.

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E allora via.Tutti al potere!

Non riesco ad immaginare 60 milioni di scettri del potere che dicono la loro! Ognuno cercherebbe di risolvere il proprio problema locale a tutto svantaggio di ciò che che chiamiamo comunità. In altre parole: Tizio si lamenterebbe perché nessuno ritira da giorni l’immondizia nella sua via (magari nel quartiere vicino questo non avviene regolarmente). Oppure, Caio sarebbe molto contrariato con il il gestore dei trasporti perché i mezzi pubblici nella sua città non funzionano affatto (magari in molte altre città il trasporto pubblico è il fiore all’occhiello).

Oppure ancora; Sempronio sarebbe fuori di se per via degli immigrati che “rubano e stuprano” invocando pene di morte, amputazione di arti e castrazione chimica o fisica (dimenticando che non sono quelle degli immigrati le mani rubate all’agricoltura e che l’argomento “furti e stupri” andrebbe approfondito). E via dicendo.

L’Ideologia astratta

L’ipotesi di idea di Democrazia Diretta Digitale o di Democrazia dal Basso può certo far bene ad un astratto esercizio mentale che miri a speculare sul come potrebbe essere un esercizio del Governo (non del potere) rovesciato. Ma è necessario comprenderne bene i limiti reali, al di la dei quali, l’intero paradigma cambia completamente, col rischio di introdurre qualcosa di imprevedibile, profondamente instabile e scarsamente controllabile.

La Democrazia Come Baricentro Politico

Non dovremmo mai dimenticare che in effetti la Democrazia altro non è che il Baricentro Politico delle esigenze del popolo di una nazione; anche se il suo significato etimologico è Governo del Popolo, è anche vero che in uno Stato Democratico assuma spesso una forma di “Governo di Rappresentanti dei Cittadini” i quali, nell’arena dei parlamenti, influenzano le decisioni in funzione del “peso” (nel senso di quanto popolo rappresenta)  di ogni gruppo politico. Un vero e proprio baricentro politico di rappresentatività dei cittadini, insomma. Quantomai necessario, aggiungerei.

Si, perché un governo Deve (e non: dovrebbe) Governare; ovvero, prendere decisioni su una moltitudine di problemi che hanno un cruciale impatto sui cittadini stessi e sull’intera Nazione. Sarebbe quantomai inappropriato e soprattutto inconcludente un mero Governo del Popolo  (lascio ai più esperti la disputa sulla migliore architettura possibile di Stato) dove ognuno dice la sua senza filtri e senza confronto. Cerchiamo di figurarci per un momento se potessimo far prendere posto in parlamento a 60 milioni di cittadini italiani (tanti siamo; milione più, milione meno). Personalmente ho già ricordi molto negativi delle riunioni di condominio!

Il Problema dell’Informazione e il Clickbaiting

L’informazione, per sua natura, dovrebbe essere qualcosa che “informa”, ovvero che arricchisce la conoscenza; dovrebbe essere quanto più neutra ed equilibrata possibile, per dar modo a chi la riceve di comprenderla al meglio e di stimolare la critica (aggiungerei: costruttiva). Tuttavia, essa viene spesso sfruttata in modo subdolo e modellata ad arte per sottolineare alcuni aspetti e nasconderne degli altri, da coloro che della diffusione dell’informazione ne hanno fatto un redditizio mestiere.

Qualche utile citazione

Mi permetto si citare un simpatico articolo di Andrea Daniele Signorelli (un post un po’ datato, ma ancora attualissimo) ricco di interessanti esempi, nel quale l’autore punta il dito su alcuni aspetti del problema dell’informazione, strettamente legata al Movimento 5 Stelle e delle strategie adottate per la diffusione della stessa.

Leggendo l’articolo, ma anche semplicemente navigando nel web, molti si saranno certamente accorti che alcuni siti web riconducibili in qualche modo a questo o quello schieramento politico, sono assai ricchi di titoloni che mettono un grande appetito di informazione, titoli che a leggerli ci fanno istintivamente cliccare sul link in bella mostra per raggiungere con avidità la lettura di questo o quello scandalo di palazzo.

A pesca di visitatori con il Clickbaiting

Ci si accorge subito che, talvolta, invece di raggiungere l’articolo il quale dovrebbe logicamente essere un approfondimento sul tema, ci si ritrova sovente in questo o quell’altro sito web (siti in qualche modo collegati tra loro) dove l’articolo che ci appare sullo schermo è di tutt’altra natura. Forse c’è un problema tecnologico temporaneo. oppure no.

Il trucco? L’importante è fare “Click”! Tristemente noto come Clickbait. Si, perché le pubblicità sui siti web (che ben conoscono quelli che i siti web li realizzano) vale tanto oro quanto luccica. Infatti questi siti producono redditi da capogiro, comparabili al compenso di un A.D. di una multinazionale. Una domanda sorge spontanea: Non è per caso che la divulgazione di informazioni non interessa più a nessuno e che l’unica cosa alla quale questi ignori mirano è il numero di Click? Me lo chiedo in tutta franchezza; poiché personalmente credo ancora nella onestà intellettuale e nell’etica professionale. Ma questa è un’altra storia.

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Informazione e divulgazione

Informazione, quindi, e divulgazione; questo è il problema. Ma l’informazione praticata con i mezzi messi a disposizione oggi dal web e soprattutto con le modalità accennate poco fa, sembra avere qualcosa di insano. Fatta in questo modo, essa tende a stimolare le più torbide reazioni immediate degli individui; a risvegliare in loro l’indole di animale impaurito e sempre guardingo e pronto a colpire. Il rischio che si corre in, queste circostanze, è quello di dire la prima cosa che viene in mente senza un minimo di confronto e di riflessione; baipassando (o bypassando; mio Dio, che termine orribile!) completamente l’analisi, la comparazione, la critica razionale e la verifica.

Dove è Andata a Finire la Riflessione in Politica?

Credo sia una domanda lecita. In fin dei conti la politica, per sua natura, ha bisogno di tempo; gli argomenti necessitano di tempo adeguato per essere digeriti, assimilati, e metabolizzati. Quando si è chiamati a prendere decisioni che coinvolgono diversi milioni di persone, il loro futuro ed il loro status di cittadini, non credo sia accettabile rispondere d’impulso. Non è forse auspicabile che solo dopo che sono state valutate per bene le implicazioni, sia nell’immediato che nel medio-lungo termine si giunga ad un pronunciamento? Eppure, ad ogni minimo evento anche insignificante, assistiamo impotenti a battibecchi televisivi e ad un inconsulto tourbillon di Tweet, post su Facebook, e commenti di ogni foggia e tenore in quasi tutti i forum, blog e micro-blog che internet mette a disposizione.

Qualcuno la ricorda

I più grandicelli tra noi certamente ricorderanno che i nostri nonni, prima di decidere su qualcosa di importante, preferivano usare la tecnica del Dormiamoci sopra; la notte porta consiglio. Ma al tempo dei nostri nonni (purtroppo o per loro fortuna) i social networks non esistevano neppure nella più sfrenata delle fantasie dell’epoca.

Sembra proprio che l’atto della riflessione sia un pratica in rapida estinzione e che, parimenti, i riflessivi stiano scomparendo rapidamente dalla società. O forse se ne stanno ben rintanati da qualche parte per via del fatto che, ogni volta che tentano di uscire allo scoperto vengono pubblicamente sbeffeggiati, additati come pensatori di basso profilo, persone inconcludenti ed esposti alla pubblica gogna. Sicuramente proprio a causa della incompatibilità tra i tempi necessari alla riflessione e la velocità del web (che aborre le perdite di tempo).

In conclusione

La politica al tempo dei Social Network è una faccenda seriamente complicata; sia per chi la politica la pratica, che per chi vorrebbe capirci qualcosa. Sta a noi, riuscire a depurare tutto il superfluo da ciò che ci viene propinato sull’argomento, scavando nel grande rumore di fondo che c’è, per rendere comprensibili le poche informazioni autentiche e comporre un quadro completo, sensato e soprattutto “fedele alla realtà”. È una gran faticaccia, lo so, ma se ci riusciremo avremo come premio una visione di gran lunga più chiara, attraverso la quale saremo in grado di dare forma ad una nostra solida opinione personale.

Si ma come fare? Il primo passo, potrebbe essere: scoraggiare l’uso dei Social Network da parte dei politici, o almeno tutta la parte che riguarda il pettegolezzo allo stato puro. Il ché sarebbe certamente utile per attenuare gran parte del rumore di fondo inutile, fuorviante e pericoloso., ma la rivoluzione del web è difficile da contrastare con le poche armi spuntate che abbiamo a disposizione, pertanto, ci rimangono solo pochissime alternative: una di queste è sicuramente il buon senso e la capacità di critica. da applicare rigorosamente a tutto quello che ci viene propinato dal web, e non solo.

 

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