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Piattaforma Rousseau, Poco chiara e poco open

La piattaforma Rousseau è una applicazione online riservata esclusivamente agli iscritti al Movimento 5 Stelle, le cui funzioni, come specifica il portale, «sono disponibili solo dopo l’identificazione che, oltre all’identità, prevede anche il profilo, ad esempio se eletto o meno, e città di residenza». Resa disponibile in versione Beta già nel 2013, è già da qualche tempo pienamente operativa all’interno del Movimento.

Attorno alla piattaforma Rousseau c’è stato un gran parlare sin da quando è stata annunciata, se non altro per il per il fatto che si tratta proprio della piattaforma informatica del Movimento 5 Stelle. Di quella piattaforma cioè che viene utilizzata all’interno del movimento per tutte le funzioni, come: comunicazione interna, proposte di legge, votazioni e quant’altro necessario al buon funzionamento del movimento.

Come persona interessata alla tecnologia, non ho saputo resistere alla tentazione di sbirciare un po’ più a fondo su cosa in realtà sia e come funzioni questa ormai nota piattaforma del M5S.

Brevi precisazioni

Tanto per non essere frainteso, lasciami subito dire che sono si un Haker, ma non nell’accezione negativa che solitamente viene attribuita a questo termine: sono convito che chi associa questo termine ad individui loschi e dalla dubbia moralità, dovrebbe documentarsi meglio. Personalmente amo dire che un Hacker, è un “Critico del Software”, non tanto dissimile ad un critico cinematografico o letterario. Come questi cerca di mettere a nudo le parti deboli e/o meno efficienti dell’oggetto trattato, con la certezza che questo possa servire a migliorare.

Detto questo, direi che possiamo proseguire col comprendere cosa effettivamente sia la piattaforma Rousseau.

Che cos’è la Piattaforma Rousseau

Per evitare di commettere errori, riporterò esattamente ciò che si può leggere sulla pagina principale della piattaforma Rousseau, che puoi trovare a questo link.

Rousseau è il sistema operativo del MoVimento 5 Stelle

Orbene. Ad un primo sguardo al contenuto della pagina di descrizione della piattaforma Rousseau, se ne trae piacevole sensazione: impaginazione gradevole, grafica essenziale e rilassante, contenuti sintetici ed abbastanza chiari. In buona sostanza, sembra essere una buona cosa.

Nel primo paragrafo c’è scritto che è un Sistema Operativo (del quale parlerò più oltre) e quali sono gli obbiettivi della piattaforma. Subito dopo, si trova quali sono le funzioni principali disponibili ed altri brevi paragrafi contenenti informazioni molto utili ed altrettanto chiare.

Qualche ricerca in rete può essere utile

Da informatico qual sono, cerco di documentarmi un po’ di più in rete, cercando qualche informazione attendibile e verificabile. Con un po’ di sorpresa scopro che non è presente in Wikipedia, il ché non è di per sé un elemento negativo. In tutta onestà credevo di trovarcela; se non altro per via della grande importanza che sembra abbia recentemente assunto. Cerco ancora e mi imbatto in un gran numero di articoli di siti di quotidiani (che non citerò) che tentano di denigrarla e farla a pezzi. È ovvio! Si tratta di giornali degli schieramenti politici opposti: c’era da aspettarselo.

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Continuando la mia ricerca, trovo un simpatico articolo di un certo Marco Deseriis che approfondisce il senso del Parlamentarismo Diretto. Questo mi sembra interessante. Il nome di Deseriis lo avevo già incontrato in alcuni altri articoli dei quotidiani, citati prima, in cui mi sono imbattuto durante le mie ricerche. Per dovere di chiarezza non posso esimermi dal menzionare che Marco Deseriis insegna Media and Screen Studies alla Northeastern University di Boston, del quale puoi trovare alcune informazioni essenziali qui.

Parlamentarismo Diretto

Ma torniamo all’articolo di questo illustre signore.

Il Parlamentarismo diretto e la piattaforma Rousseau

Un file in formato PDF denso e di una chiarezza disarmante, che fa luce su parecchi aspetti poco noti ai più e poco intuibili ai meno accorti. Mio malgrado non lo posso pubblicare qui, per ovvi motivi di copyright, ma ti invito a leggerlo online a questo indirizzo, che ti permetterà anche di scaricarlo, se vorrai. L’articolo è ovviamente in inglese, ma sono sicuro che troverai i mezzi più appropriati per accedere ad una traduzione accettabile e comprensibile.

Voglio anche sottolineare che mi astengo dal fare commenti sull’articolo, per evitare di condizionare il lettore, con miei appunti personali. Certo, sarebbe appropriato che il lettore, dal canto suo, adoperasse lo stesso spirito neutrale nella lettura; sgombrando il tavolo da preconcetti inutili e forvianti. Inoltre, i miei commenti, sarebbero soltanto una inutile ripetizione di concetti già espressi in un modo che difficilmente avrebbe potuto essere migliore.

Business, Marketing e Politica

Avrai certamente notato che ho glissato sugli aspetti relativi alla sfera “ideologica” della piattaforma. È un argomento piuttosto spinoso e non non ho alcuna voglia di addentrarmi in argomenti di carattere “soggettivo”. Come dire: giusto o sbagliato, Rousseau o non-Rousseau, ognuno ha l’idea politica preferisce. Punto.

Tuttavia; ci sono alcuni aspetti che continuano a stuzzicare la mia curiosità. Più precisamente, mi chiedo come sia stato possibile unire tre questi tre fattori, tutti insieme appassionatamente.

  • Business
  • Marketing
  • Politica

Sappiamo fin troppo bene che Business e Marketing stanno bene insieme: Il Marketing è il motore del Business, ed il Business è quello che fa girare il mondo (nel bene e nel male, che ci piaccia o no). Abbiamo imparato in questi ultimi anni che il Marketing può anche essere il motore della Politica, se assimiliamo questa ad un prodotto da vendere (alquanto discutibile, ma ci può stare). Ma il Business con la Politica che c’azzeccano. Nessuno aveva mai voluto vederli andare a passeggio insieme, mano nella mano. Sono (o dovrebbero stare) agli antipodi.

Anche se a pensarci bene, il mondo degli affari (e degli affaristi) ha iniziato ad inquinare il mondo della politica già molto tempo fa. Si è insinuato nelle sacre “sacre stanze” per manipolarne le decisioni strategiche a proprio vantaggio; subdolamente. Lo sappiamo bene, anche dalla storia recente. In fondo, questa non è altro che un Déjà vu.

Un colpo di genio?

Potrebbe sembrare. Certamente ne ha tutta l’apparenza.

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Personalmente non ho mai creduto alla fiaba del “Genio” o del “Guru” del marketing del fondatore della Casaleggio Associati (anche io passo per “Genio” dell’informatica per gli studenti del 5° superiore, il ché è tutto dire). Credo più che altro che il Signor Casaleggio, sia stata una persona molto scaltra, oltre che di intelligenza sicuramente superiore (ma non troppo) alla media. Un imprenditore con buone capacità, che sa fare il suo mestiere. Un individuo abbastanza astuto, che ha saputo cogliere il momento opportuno per proporre una soluzione ad un problema.

Non andrò oltre; questo tema è al di fuori degli obbiettivi di questo post e non è mia intenzione sollevare inutili vespai su argomenti utili solo ad favorire l’arroccamento sulle proprie posizioni degli interlocutori.

Il carattere di Rousseau

Ovviamente non mi riferisco al fatto che il filosofo Jean-Jacques Rousseau sia stato di indole più o meno irascibile, mite, introverso o quant’altro. Mi sembra chiaro che mi stavo riferendo alla piattaforma Rousseau.

Ebbene, Da informatico curioso e diligente, ho letto con attenzione l’articolo di Marco Deseriis citato più sopra; non posso nascondere che uno degli argomenti trattati mi ha fatto storcere il naso più di qualsiasi altro riguarda il carattere “aperto” (open) della piattaforma Rousseau.

Finally, let me return to the initial observation that Rousseau’s source code is not open and the platform lacks a verifiable
voting procedure. If the M5S wants to turn Rousseau into a model for participatory democracy it needs to be much more
transparent in this area.

Che può essere tradotto più o meno così:

(Infine, permettetemi di ritornare all’osservazione iniziale che il codice sorgente di Rousseau non è aperto e la piattaforma manca di una procedura di controllo verificabile. Se l’M5S vuole trasformare Rousseau in un modello per una democrazia partecipativa, deve essere molto più Trasparente in questo settore)

Che suona piuttosto come la campana a morto della democrazia. Qualcosa che nessuno si sarebbe mai aspettato da un movimento che fa della democrazia partecipativa la sua bandiera.

Ma come; dopo tutto quello che avevamo sentito dire negli anni da Beppe Grillo in merito ai sistemi Open (incluso GNU Linux)? Allora non era vero niente, o abbiamo frainteso. Che delusione. Mi sa che mi toccherà archiviare tutto questo come una “operazione di marketing” alla quale anche io in qualche misura ho abboccato. Poco male. Riconoscere i propri errori fa bene alla salute ed insegna a tenere gli occhi bene aperti.

La natura di Rousseau

Ancora un volta, avrai certamente già capito che non mi sto riferendo al filosofo ma alla piattaforma del MoVimento 5 Stelle.

In bella vista nel primo paragrafo della pagina web principale della piattaforma Rousseau c’è scritto «Rousseau è il sistema operativo del MoVimento 5 Stelle.» Ora; è ormai assodato che non è possibile entrare a sbirciare il codice sorgente della piattaforma, ma da professionista informatico credo di sapere cosa sia un sistema operativo. A quanto ne so (e credo di saperne a sufficienza), un sistema operativo, in informatica, è un software di sistema che gestisce le risorse hardware e software della macchina, fornendo servizi di base ai software applicativi (programmi) installati.

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Non credo che affermare che Rousseau è un “Sistema Operativo” sia una macroscopica svista. Sono più che altro convinto che il marketing che c’è dietro abbia sapientemente scelto paroloni ad effetto per pubblicizzare il proprio prodotto. Un modo di dire alla maniera del M5S. Nessuno, sano di mente e con risorse economiche non illimitate, si metterebbe a riscrivere un Sistema Operativo per rendere disponibile in rete una “Applicazione” del tipo di LiquidFeedback, Loomio e DemocracyOS, insieme ad alcune altre. Per non parlare appunto dei costi necessari per affrontare una simile operazione. Forse che il termine Web Application sia meno attraente dal punto di vista marketing? Fa meno “Genio” o meno “Guru”?

Non saprei: misteri dei maghi del marketing, o presunti tali…

Riassumendo

Cerchiamo di tirare un po’ dei fili che abbiamo lasciato in sospeso qua e la in questo post.

Dunque vediamo.

  • Abbiamo la piattaforma Rousseau, che è stata progettata appositamente per partecipazione diretta degli attivisti del M5S.
  • Questa piattaforma non è a codice sorgente aperto, quindi nessuno sa cosa faccia esattamente al suo interno, né come lo fa.
  • Ancora di più; la piattaforma viene utilizzata per le votazioni, ma essendo “opaca”, noi non possiamo verificarne la correttezza.
  • Nella piattaforma c’è un database (base di dati) che contiene informazioni cruciali, ma non è dato sapere come vengono gestiti tali dati.
  • La piattaforma Rousseau nasce per favorire la democrazia partecipativa, ma è gestita da un’azienda di Business.
  • La piattaforma dovrebbe favorire il dialogo verticale/orizzontale, ma sembra favorire meglio il vertice che detta le regole.

Ci sarebbe sicuramente dell’altro da elencare, ma credo che soffrirebbe non poco la mia correttezza professionale, se trascinassi ulteriori argomentazioni di carattere politico in questo post. Mi è comunque già capitato di trattare in parte lo spinoso argomento della politica nell’era dei social network, se ti aggrada, puoi dargli un’occhiata.

Conclusioni

La curiosità, che è il motore che in parte fa marciare la mia professione e la mia passione per la tecnologia, mi spinge a conoscere sempre più a fondo tutto ciò che ha a che fare con l’informatica e la piattaforma Rousseau non è per me una eccezione. Rimango però piuttosto deluso quando, a volte, mi accorgo che i meravigliosi strumenti tecnologici che abbiamo oggi a disposizione, lasciano emergere un ulteriore livello superiore, conseguenza diretta del discutibile uso che se ne fa.

Tuttavia in quei particolari casi in cui la tecnologia viene sfruttata (anche solo in parte) per fini poco nobili o “nascosti”, penso a l’immenso dispendio di energie profuso da chi quella tecnologia ha contribuito a renderla possibile. Chissà se egli si aspettava che fosse questa la sua destinazione d’uso.

Come al solito, gli strumenti non sono né buoni, né cattivi; dipende in gran parte dall’uso che se ne fa e dal significato semantico che noi attribuiamo loro.

 

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