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Per favore non chiamateci programmatori

Continuano a chiamarmi programmatore, ma questo è un termine alquanto generico che troppo spesso i non addetti ai lavori utilizzano in modo sbrigativo per sottintendere che siamo quelli che si “occupano” dei computer.

Se è vero che nessuno sognerebbe mai di chiamare “meccanico” un orologiaio, o “medico” un chirurgo, perché mai nella Information Technology continuate a chiamarci programmatori?

La vita da Consulente Informatico rivela spesso aspetti bizzarri e talvolta divertenti, almeno negli ambienti che siamo soliti frequentare per via del nostro lavoro.

Il modo in cui parlano di noi il più delle volte rivela cosa pensano degli informatici oltre che, a parer mio, un incompleta visione di ciò che è in realtà questa professione.

Non siamo solo programmatori

La figura del programmatore nasce nell’esatto momento in cui i computer hanno fatto irruzione nella società.

Agli inizi il termine programmatore era un termine molto generico che mirava ad identificare quello specialista, tipicamente un ingegnere, a tutto tondo che sapeva far funzionare sia l-hardware che il software di un elaboratore.

Ma anche il termine elaboratore era al tempo alquanto generico, in quanto era riferito ad una di quelle scatole magiche che erano in grado di assolvere a compiti computazionali assai complicati, ed incomprensibili ai più; in poco tempo e senza errori.

Poi arrivarono i sistemi operativi ed i linguaggi assembler cominciarono a lasciare il passo a linguaggi di programmazione di più alto livello. Tutto cambiò improvvisamente, si cominciavano a delineare figure diverse per compiti diversi. Ma ancora continuavano a chiamare programmatori quell’enorme schiera di specialisti che avevano qualcosa a che fare con i computer e tutto ciò che ci girava intorno.

Quando poi furono le reti informatiche ad irrompere prepotentemente sulla scena, tutto cambiò nuovamente. L’elaboratore non era più l’attore principale della storia, ma un attore coprotagonista insieme al networking. Il mondo informatico evolveva ad una velocità impressionante: router, firewall, Switch ed ogni altro tipo di diavoleria informatica dominavano ormai la scena.

Ma ancora continuavano a chiamarci programmatori. Come se niente fosse.

Oggi la capacità elaborativa si è fatta piccina piccina, ad occupare pochissimo spazio, tanto che chiunque può portarsela in tasca insieme ad applicazioni di ogni tipo. Noi che in un modo o nell’altro, ciascuno con le proprie competenze specifiche, abbiamo contributo a far evolvere in qualche misura il mondo della comunicazione così come lo conosciamo, sappiamo bene chi siamo.

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Ma ancora continuano ancor a chiamarci programmatori.

Credo proprio che sia giunta l’ora di aggiornare il vocabolario. Coloro che continuano ad appellarci come programmatori forse non sanno che questo termine può rischiare di suonare quasi degradante (con tutto il rispetto per i «veri» programmatori) ed al limite del denigratorio, nei nostri confronti.

Le variazioni sul tema

Qualcuno, tra i più temerari azzarda anche appellativi come Sviluppatore o Operatore.

Termini che ancora significano poco o nulla e soprattutto lasciano intuire un’ingiustificabile superficialità nonostante l’atteggiamento pomposo di chi vuole mostrare si saperne molto sull’argomento nascondendosi dietro una terminologia più o meno altisonante.

Altri, sembrano invece amare particolarmente il termine Tecnico dell’Informatica, che seppur non del tutto errato non significa un ben niente.

Ma la cosa che più di ogni altra mi fa trasecolare è la rozza associazione che costoro sembrano avere in testa, riguardo a chi lavora nel IT (abbreviazione di Information Technology), tanto che sembrano autorizzati a chiederti cose assurde del tipo:

Tu che sei un tipo che ci capisce di queste cose, quando hai tempo, potresti dare un’occhiata al mio PC che non funziona più tanto bene? È diventato lento e scalda come una stufa a petrolio.

Edificante! Sembra proprio che, solo per il fatto che qualsiasi scatola con qualche LED che lampeggia e qualche sinistro ronzio di ventole, sia territorio di esclusiva competenza del tecnico informatico.

Un’altra simpatica variazione sul tema riguarda il termine anch’esso generico: Hacker. Il quale lascia chiaramente intendere che chi si occupa di informatica in qualche modo sotto sotto è un tipo un po’ losco che nottetempo si aggira nella rete alla ricerca di qualche computer di cui manomettere fraudolentemente il regolare funzionamento.

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Quando va bene invece alcuni azzardano il termine: Smanettone, spesso accompagnato da una strizzatina d’occhio ammiccante. Come a sottolineare il loro personale compiacimento a trattare con chi di faccende pratiche se ne intende.

Il più delle volte ho sentito usare l’ancor più più generico appellativo di «Tecnico»; termine che considero orribile, oltre che fuorviante. Per il semplice fatto che in fin dei conti tutti coloro che “operano” sono tutti in qualche misura dei tecnici.

Non sanno esattamente cosa siamo

Il fatto ormai accertato è che non sanno esattamente cosa sia un Consulente Informatico, né che termine utilizzare quando si riferiscono a chi nel settore informatico ci lavora.

Un po’ perché nella patria della cultura umanistica, la tecnologia è considerata poco più che un’intrusa, un po’ perché il termine «informatica», per taluni, profuma più di serie televisiva “Star Trek” che di una scienza vera e propria.

L’individuo italico medio, sembra infatti essere persuaso che la tecnologia sia qualcosa al di fuori della portata dei comuni mortali e di inarrivabile comprensione. Troppo inarrivabile, in quanto troppo lontana dal mondo reale. Tant’è che alcuni tendono ad assimilarla ad una sorta di pratica magica.

In fondo, sappiamo bene che:

Ogni tecnologia sufficientemente avanzata è indistinguibile dalla magia.

Come chiosava quel mattacchione di Sir Artur C. Clarke, uno dei maggiori scrittori di fantascienza.

Quindi, siamo dei maghi? No; per carità. Direi proprio di no!

Anche se talvolta mi è capitato di origliare frasi del tipo: «Di là c’è quel tizio mago dei computer che sta aggiustando il computer della collega che non funziona tanto bene» (con l’ovvio riferimento al computer, non alla collega!).

Facciamo un po’ di ordine nella terminologia

Direi che sia il caso di fare un minimo di ordine in questa faccenda dei nomi, delle etichette, degli appellativi e quant’altro.

Quelli che, come me, che praticano la professione di Consulente Informatico sanno bene che non è un problema di etichettatura. Per quanto creativa e colorita essa possa essere.

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Tuttavia, ci piacerebbe che gli appellativi usati siano in qualche modo quanto più aderenti possibile a ciò che veramente siamo. E con questo mi auguro di poter interpretare il sentimento della quasi totalità della categoria dei Consulenti Informatici.

Quindi, direi che può andar bene sia che «Tecnico Informatico» che l’abbreviazione a «Informatico». Ma per cortesia, cerchiamo di evitare tutta quella orribile terminologia della quale il mero significato è decisamente fuori luogo. E che oltretutto non rende giustizia a noi che in questo lavoro ci crediamo.

Insomma; non chiamateci programmatori. Siamo Consulenti Informatici!

Cosa fanno i Consulenti Informatici?

Ebbene si. Sono sicuro che talvolta potreste averci visto accidentalmente con le mani dentro ad un PC con l’intento di farlo funzionare. Ma questo non fa di noi un “riparatore di Personal Computer”. O perlomeno, questa non è certamente la nostra occupazione primaria.

Il nostro lavoro è qualcosa che va ben oltre la semplice riparazione di un PC. Il consulente Informatico è l’anello di congiunzione tra le Aziende e la Tecnologia dell’informazione, nella più ampia accezione possibile.

Esso è colui che conosce le tecnologie disponibili e le porta a lavorare per la crescita dell’Azienda. Porta cioè i sistemi informatici, applicazioni e quant’altro all’interno dell’azienda, facendo in modo che questi si integrino tra loro rendendoli disponibili a tutti gli utilizzatori (utenti).

Il consulente informatico, se e necessario, fa anche il Programmatore, di tanto in tanto. Progetta e sviluppa parte del software necessario a soddisfare le specifiche funzionali imposte dal Cliente. Ma fa anche un sacco di altre cose.

Ad esempio:

  • Partecipa con il Cliente alla definizione ed alla stesura dei progetti;
  • Collabora con il settore operativo dell’Azienda;
  • A volte, vive parte della sua giornata di Data Center;
  • Analizza le prestazioni di apparati, di sistemi e della rete;
  • Sviluppa soluzioni per l’integrazione dei sistemi e dei servizi;

… Solo per citarne alcune.

Quindi, per favore; pensateci bene prima di chiamarci Programmatori.

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